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CREDIT SUISSE MENTRE I CLIENTI FINIVANO IN MUTANDE I VERTICI SI INTASCAVANO RICCHISSIMI PREMI OCCULTI

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BONUS? MALUS! – MENTRE MILIONI DI PERSONE FINIVANO IN MUTANDE PER LA CRISI FINANZIARIA, I VERTICI DI CREDIT SUISSE SI INTASCAVANO RICCHISSIMI PREMI OCCULTI. LO RIVELA UN’INCHIESTA DEL GIORNALE SVIZZERO “SONNTAGSZEITUNG: DAL 2008 FINO AL 2019 LA BANCA, SALVATA A MARZO DAL FALLIMENTO, AVREBBE ELARGITO BONUS PER 32 MILIARDI DI FRANCHI AI MANAGER GIÀ MILIONARI. POI CI SI CHIEDE PERCHÉ LE PERSONE CE L’HANNO TANTO CON LE BANCHE…

A poco più di un mese e mezzo da quel 19 marzo in cui venne salvato, con un intervento di 109 miliardi di franchi della Banca Nazionale Svizzera, premessa per un’integrazione con Ubs, Credit Suisse continua a riservare notizie di scandali, relativi al suo passato. Domenica 7 maggio si è appreso, grazie a un’inchiesta del settimanale SonntagsZeitung di Zurigo, che quella che fino a poco tempo fa è stata la seconda banca svizzera per importanza, durante molti anni ha versato centinaia di milioni di franchi di bonus occulti, nel senso che non sono mai stati iscritti a bilancio, a un gran numero di alti quadri della direzione.

Dal 2008, quindi proprio quando scoppiò la maggiore crisi finanziaria del secondo dopoguerra, fino almeno al 2019, quelle ricche prebende nascoste vennero elargite senza che, poi, figurassero nel rapporto annuale dell’istituto, sottoposto al voto dell’assemblea degli azionisti. La prassi sarebbe stata iniziata dal top manager statunitense, Brady Dougan, che ricoprì la carica di CEO di Credit Suisse dal 2007 al 2015, anno in cui lasciò la banca, sanzionata nel 2014 da una multa di 2,8 miliardi di dollari, per aver violato la legge fiscale USA, favorendo l’evasione delle imposte di molti suoi clienti nordamericani.

Tra i beneficiari dei bonus non iscritti a bilancio figurerebbero diversi ex-dirigenti statunitensi della banca svizzera, In particolare l’oggi 62 enne Robert Shapir, già responsabile dell’Asset Managememt e co-responsabile della Gestione Patrimoniale di Credit Suisse, nonché CEO per le americhe della banca e che, per quelle funzioni, incassava un lucroso stipendio di 7,9 milioni di franchi l’anno. Uno che, decisamente, non aveva alcun bisogno di intascarsi altri soldi, soprattutto in maniera così furtiva. Una prassi indegna se pensiamo che avveniva in anni in cui milioni di persone soffrivano per le conseguenze della crisi finanziaria e si stava facendo strada, nell’opinione pubblica, un sentimento ostile nei confronti delle cifre mirabolanti che guadagnavano i grandi dirigenti d’azienda.

Fatto sta che, giorni fa, il quotidiano di Zurigo Tages Anzeiger ha quantificato in 32 miliardi di franchi l’entità dei bonus, beninteso quelli palesi, distribuiti da Credit Suisse negli ultimi 10 anni. Considerando la miserrima fine della banca ci si può chiedere se, di fronte a queste vagonate di bonus, elargiti nonostante il cattivo andamento dell’istituto, non ci siano i presupposti per un’azione della magistratura.

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