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ECCO L’AUTORE DELLA LETTERA RICEVUTA DA PIETRO ORLANDI

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CHI È L’AUTORE DELLA LETTERA AL FIELE SCRITTA A MANO E FATTA RECAPITARE A PIETRO ORLANDI? – L’ANALISI GRAFOLOGICA DEL TESTO (IN CUI UNA PERSONA MISTERIOSA RIMBROTTA L’UOMO PER AVER DETTO: “PAPA WOJTYLA LA SERA USCIVA E NON ANDAVA A BENEDIRE CASE”) RIVELA CHE CHI HA SCRITTO A PIETRO È UN UOMO ADULTO, CHE HA UNA CERTA AUTORITÀ E UNA BUONA ORATORIA – TUTTI QUESTI ELEMENTI CONFERMANO CHE L’AUTORE DELLA LETTERA POTREBBE ESSERE QUALCUNO ALL’INTERNO DEL VATICANO E PERFINO VICINO ALLE INDAGINI SUL RAPIMENTO…

L’inchiesta vaticana sul caso Orlandi che, stando alle dichiarazioni del promotore di Giustizia Alessandro Diddi, va avanti con speditezza. Una lettera di accuse a Pietro Orlandi per le «vergognose allusioni» da lui rilanciate in tv su Karol Wojtyla, che ha suscitato grande curiosità. La replica spazientita del fratello di Emanuela: «Io devo rispondere a Dio delle mie cattiverie? Beh…» E, da due giorni, un rovello: chi è il misterioso personaggio, forse un alto prelato, che ha recapitato alla madre di Pietro e di Emanuela (qui il ritratto della signora Maria), tuttora residente nella Città del Vaticano, quella missiva che dà del “bugiardo” al suo unico figlio, da sempre in prima linea nella battaglia per la verità? Elementi utili a tracciare il profilo dell’autore della lettera possono venire da un’analisi scientifica dello scritto, che il Corriere ha affidato alla grafologa giudiziaria Monica Manzini, già intervenuta in uno dei gialli collegati al caso della “ragazza con la fascetta” (la scomparsa di Alessia Rosati, luglio 1994). Ebbene, l’esame della grafia di quella paginetta che inizia con l’esclamazione «Caro Pietro, sei un bugiardo e lo sai!» e si chiude con una firma di comodo («Saluti, Luciano Dei»), di spunti ne offre parecchi.

E allora eccola, riga dopo riga, l’analisi della grafologa. La premessa di metodo, osservando i colori dello schema, è che il giallo evidenzia i tagli della “t” acuminati, l’azzurro la presenza di lettere più grandi della norma in mezzo alle parole, il verde gli assi letterali oscillanti, il rosso le “t” o le “f” più alte della media, il viola una gestualità morbida e il marrone la tendenza ad arrotondare le “d” in un ovale. Già, ma le caratteristiche dello scritto a che tipo di personalità conducono? Questo è il punto che più interessa: «Dalla grafia non è possibile stabilire con ragionevole certezza sesso ed età, anche se propenderei per una persona adulta di sesso maschile – spiega la dottoressa Manzini – Quasi certo, invece, è che si tratti di un soggetto portatore di alti ideali, come si evince dai prolungamenti superiori elevati delle “t”, idealità che entrano però in conflitto con una certa pragmaticità, evidenziata dalla pressione esercitata con la penna sul foglio e dalle dimensioni delle lettere della zona centrale, di media grandezza». E dunque? A spanne, unendo gli indizi sul carattere tenace, il forte senso del sé e la buona oratoria, la prima ipotesi fatta da Pietro Orlandi, secondo il quale la lettera potrebbe essere stata scritta da qualcuno di casa dentro le Sacre mura, appare confermata.

Un religioso stizzito, se non scandalizzato, dalle calunniose accuse di pedofilia al Papa Santo? Tutto lo lascia pensare, se non fosse per la scivolata su come è stato scritto il cognome di Giovanni Paolo II (“Woytila” invece che “Wojtyla”), ma è anche vero che si tratta di un errore comune, spesso frutto di un automatismo, e come tale meno indicativo di quanto possa sembrare. C’è poi l’altro piano di interpretazione della lettera: quello sui contenuti. La missiva potrebbe essere attribuibile – hanno fanno presente ambienti investigativi che si sono rivolti all’autore di questo articolo – a «persona ben informata all’interno della Santa Sede», e ciò sulla base di alcuni precisi «elementi». Meritano attenzione – oltre al tono vagamente paternalistico, ulteriore indizio di età matura dello scrivente – soprattutto questi passaggi: «Hai complicato le cose…» (frase rivolta a Pietro Orlandi, da interpretare in tal senso: peccato, le tue dichiarazioni su Wojtyla penalizzano la ricerca della verità); «I soliti documenti falsi…» (ove quel “soliti” potrebbe leggersi come un «ne abbiamo già viste tante, di denunce infondate…»); «Il Vaticano ti ha concesso un’inchiesta» (leggi «ti abbiamo concesso»); e infine «Il Vaticano è stato fin troppo paziente» (analogamente da decodificare come un «noi siamo stati fin troppo pazienti»).

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