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MAURIZIO MATTEO MISTER MILIARDO IL RE DELLA MAXI TRUFFA SUPERBONUS

TAROCCHI GRATIS NEWSPrimo comandamento: imparare a sognare. Avete una stalla? Pensatela una reggia. Possedete una soffitta? Trattatela da grattacielo. È a questo insegnamento che deve essersi ispirato Maurizio Matteo De Martino, imprenditore, classe 1966. Per comodità: mister miliardo. De Martino, con la sua società, è stato infatti l’uomo che più di tutti è stato in grado di fare fruttare il grande sogno dei bonus edilizi trasformando, sulla carta, tuguri in condomini così da incassare bonus su bonus, crediti su crediti. «L’imprenditore è colui che coglie l’opportunità» ha spiegato lui nei mesi scorsi, lamentandosi con Repubblica di come il suo nome «da imprenditore onesto fosse messo insieme a truffatori noti alle cronache: si cerca di impedire con la burocrazia una buona legge». Ecco perché il visionario imprenditore ha deciso che era arrivato il momento di dire basta e di prendere il volo: verso Dubai, sostiene oggi la Guardia di Finanza, che lo segue visto che l’uomo è indagato con un centinaio di persone nella più grande inchiesta sulle truffe per il 110 per cento e gli altri bonus, quella che da sola vale come il 20 per cento delle intere ruberie accertate. Un miliardo, appunto, e pochi spiccioli.

Quella di De Martino è probabilmente la storia simbolo di cosa i bonus edilizi sono potuti diventare soprattutto al principio, un volano per l’economia (per esempio i settori degli edili, rinnovabili, eccetera) ma anche un’incredibile zavorra per i conti pubblici, prestando il fianco, per colpa di norme frettolose e scritte male, a truffatori e affaristi. O, appunto, visionari come il nostro De Martino. L’uomo aveva infatti una società – «con più di venti anni di esperienza» ci tiene a precisare –, la Mama International business (Mib), che nel 2020 presenta bilanci con fatturati di circa 19 milioni di euro. Bene dunque. Ma il meglio doveva ancora arrivare. Nei 12 mesi successivi, infatti, la Mama fa probabilmente la migliore performance aziendale nel Paese aumentando il giro d’affari del 91 per cento e passando così a un miliardo e 38 milioni. Com’è stato possibile? Lo spiega bene la Cassazione in 20 pagine di sentenza che, confermando la bontà del lavoro della Guardia di Finanza di Foggia, confermano il sequestro miliardario ottenuto dalla procura spiegando che no, così non si poteva fare. Ma così come? La società di De Martino aveva dichiarato di essere proprietaria di 1300 immobili e 17 terreni tra i comuni di Vieste e San Severo. Su ciascuno di essi aveva predisposto un piano di ristrutturazione, ritenendo che fosse possibile sviluppare su ciascuno di essi, come prevedeva la legge, un credito di 96 mila euro. Il punto, però, «è che l’87 per cento di quegli immobili – scrive la Cassazione – sono di categoria C/6, ossia stalle, scuderie, rimesse e autorimesse, con rendita catastale media di 50 euro».

Come avevano potuto sviluppare lavori – sisma bonus, 110, facciate per centinaia di migliaia di euro così come risultava dagli atti? Nelle carte c’erano fatture tra due società, soprattutto: la Mib e la Siv, «entrambe riconducibili a De Martino e a sua sorella Marisa» scrive ancora la Cassazione. «La Siv, costituita nel 2019, riceve fatture solo nel 2020 e nel 2021 per 607 milioni dalla Mib. E nel 2021 emette fatture alla Mib per 568 milioni». Dunque: le due società si scambiano le fatture, anche perché per parlarsi non fanno molta fatica. «Mib e Siv hanno locali in comune e le compagini risultano esattamente sovrapponibili, essendo il 50 per cento del capitale sociale di proprietà di De Martino e della sorella, risultando formalmente amministrate entrambe da De Martino». Qualche esempio: De Martino compra un vecchio albergo a Vieste. E decide di ristrutturarlo. Il punto è che il bonus viene moltiplicato non per le tre particelle che sono negli atti, ma per centinaia, uno per ogni stanza. Come se ciascuna camere fosse un’unità immobiliare diversa. Stipulato il contratto di appalto, la società emetteva fattura nei confronti dell’altra. C’era l’obbligo di pagare il 15 per cento mentre il restante 85 aveva titolo per richiedere il bonus fiscale». Facile, no? Anche perché controlli sul campo non ce n’erano, al principio bastava il via libera di un tecnico di fiducia, e comunque proprio la rete di complicità ha portato a un centinaio di indagati. In questi mesi il team legale che segue De Martino ha sempre sostenuto che nessuna truffa c’è stata, che i cantieri erano tutti aperti come testimoniavano anche gli atti dei tecnici. In almeno un caso, però, uno degli architetti ha sostenuto che i numeri erano stati inseriti in un secondo momento. De Martino giura di essere innocente. Anzi, al momento del sequestro ha rilanciato: «Questa inchiesta assomiglia alla canzone di De Andrè, alla “Carlona”: dicono che ci siano società inesistenti ma la Mib esiste da oltre 20 anni: uffici, cantieri, dipendenti, sale riunioni».CONTINUA A LEGGERE SU TAROCCHI GRATIS

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