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POVERI BAMBINI CHE CRESCONO IN UN MONDO ORRENDO

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VIAGGIO NELLA SAN PATRIGNANO DEI PIÙ GIOVANI DOVE CRESCE LA DOMANDA PER L’INGRESSO DI MINORENNI: “QUI HO SCOPERTO DI NON ESSERE L’UNICO, DI NON ESSERE SOLO” – ORMAI NON CI SONO SOLO DROGATI, MA RAGAZZI CON PROBLEMI DI ALIMENTAZIONE, BULLISMO, PROSTITUZIONE – IVAN, IL PIÙ GIOVANE, HA 14 ANNI: VOLEVA SCIMMIOTTARE I TRAPPER E HA UN CURRICULUM COSTELLATO DI PICCOLI REATI – C’È CHI VENDEVA IL PROPRIO CORPO PER UNA DOSE DI COCAINA E IL 16ENNE CHE HA SPESO 20MILA EURO ALLE SLOT…

Era il 1994. Qui dentro si stringevano 1.800 persone. La morte di Vincenzo Muccioli un anno dopo. Chiunque conosceva almeno una persona che si era bucata via la vita. Eroina, ovunque. La serie di Netflix ha riacceso i riflettori su San Patrignano, ha tramandato quel disastro sociale a giovani che non erano manco nati quando la nuvola tossica era la cartolina di una generazione travolta dalle sue fragilità. Questa è un’altra storia. Perché oggi sta succedendo qualcosa di molto diverso. Adolescenze diverse, uscite a pezzi da due anni di clausura pandemica.

In 45 anni di storia, San Patrignano è diventato uno specchio delle curve buie della società. Oggi ti affacci e scopri facce pulite. Giovani. «Abbiamo appena finito i lavori per ospitare un terzo centro minori», dice Antonio Boschini. Che qui entrò a pezzi sotto i colpi dell’eroina, per poi diventare responsabile terapeutico della comunità. A San Patrignano cresce la domanda di minorenni. Il loro è un percorso diverso. Arrivano paracadutati dall’alto. Non l’hanno scelto, anzi gli fa pure schifo, come a tutti i ragazzini quando parli di regole.

possono andare a scuola la mattina, mescolandosi con il mondo esterno. Possono scrivere, sentire e vedere i genitori prima degli altri, anche se il rapporto con le famiglie non sempre è un affare. Il tentativo di fagli vivere in modo sano l’adolescenza. Che per molti significa un giro al centro commerciale o un panino da McDonald’s cetriolo compreso.

Ivan sembra un bambino. Ha 14 anni, è il più piccolo di tutti qui dentro. Ormai ha imparato a misurare i secondi del fumo di ogni sigaretta. Ivan si è fatto solo qualche canna per gioco. La droga è un dettaglio. La sua è una carrellata di piccoli reati fatti per dimostrare qualcosa a qualcuno. È cresciuto a Bressanone in uno slalom tra assistenti sociali e forze dell’ordine: «Ho iniziato a stare in giro 6 anni fa quando hanno arrestato mio padre. La mia vita era andata: volevo quello che avevano altri e siccome i miei non me lo davano me lo prendevo».

Luigi, 16 anni, l’hanno acchiappato per il collo dopo che era finito a scommettere 20 mila euro. Blackjack, videopoker, Superenalotto. Ludopatia. I soldi da perdere se li procurava rubando. «Rapina a mano armata, furti in abitazioni. L’azzardo era un’ebbrezza. Qui ho scoperto di non essere l’unico, di non essere solo. Lavoro per superare la mia impulsività». Sono soprattutto le ragazze qui ad aver perso la sfida con le droghe. Michelle sta sfiorando i 18 anni. È qui da due: l’ha deciso con suo padre, che anni fa era stato salvato dall’eroina. «A 13 anni mi prostituivo per trovare i soldi per comprarmi il crack.

Ho vissuto mesi di spaesamento, ora lavorare in cucina mi insegna l’autocontrollo. Ho imparato la cura di me stessa, iniziato a volermi bene». Ginevra invece sarebbe rimasta nella sua Albania dove viveva con mamma, sorella e con i nonni. «Mio padre era venuto in Italia, aveva problemi con la legge. Quando ci siamo trasferiti qui la situazione è precipitata. A casa era un incubo: alcol, violenze, mamma con gli occhi viola. Una sera sono scappata per fuggire dai suoi pugni. Ho iniziato rubare per le canne, la ketamina, la cocaina». Iniziano le visite dei carabinieri, degli assistenti sociali.

Nell’agosto del 2021, San Patrignano. «Ho superato questo cancello che erano le 11,25, pensavo di entrare in carcere. La convivenza con altre ragazze, per me cresciuta unica donna in mezzo a compagnie di maschi, mi terrorizzava». Oggi tira di boxe, gioca a pallavolo, sta per iniziare un corso da parrucchiera. «Il confronto con altre persone che hanno visto in faccia la sofferenza ti cambia, la rabbia diventa motore positivo».

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