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VAI IN BRASILE A RILASSARTI E POI LO FA’ AMMAZZARE

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TAROCCHI GRATIS NEWSRoberto Puppo, un imprenditore 42enne attivo nella riparazione e manutenzione di parti metalliche, originario di Osio Sotto, paese […]

TAROCCHI GRATIS NEWSRoberto Puppo, un imprenditore 42enne attivo nella riparazione e manutenzione di parti metalliche, originario di Osio Sotto, paese di 12mila abitanti nella Bergamasca, in vacanza in Brasile con un visto turistico, nel pomeriggio del 24 novembre 2010 a bordo di un taxi su una strada anonima in località Satuba non lontano dalla città di Maceiò che affaccia sull’oceano, un 17enne che viaggiava insieme al conducente con l’ufficiale ruolo di far da guida allo straniero, e una delle ruote che d’improvviso si bucò o almeno così fece credere il tassista il quale scese chiedendo al ragazzino e a Puppo di seguirlo per dargli una mano. Senonché il ragazzino esplose quattro colpi di pistola, proiettili che andarono sì a segno contro il corpo dell’imprenditore ma un po’ a caso; però nulla importava, la distanza era ravvicinata, troppo ravvicinata, e di conseguenza letale.

Puppo infatti cadde a terra, agonizzò dissanguato, lo lasciarono morire, quindi arraffarono, risalirono sul taxi e via. Qualcuno che sarebbe passato avrebbe chiamato la polizia ma tanto la polizia è in massima parte corrotta, si credette, sarebbe bastato nel caso ungere l’agente giusto, insomma tempo qualche giorno e la storia sarebbe approdata nel nulla. Invece… Invece Fabio Bertola, architetto e immobiliarista della Bergamo bene che si dava grandi arie da uomo di mondo, mandante di quell’omicidio e condannato all’ergastolo con timbro definitivo della Cassazione, abituato com’era a svernare anch’egli in Brasile convinto di muovere tutti quanti come burattini, s’era lasciato dietro un’infinita sequenza di errori. Aveva creato un piano diabolico che di piano non aveva proprio niente di niente.

Un assassino grossolano, Bertola, sposato, con un figlio; assassino peraltro di uno, cioè Puppo, che lo venerava, perfino lo guardava quale esempio, ed era convinto che quei 200mila euro che doveva all’architetto immobiliarista come finanziamento per una fallimentare attività di un bar, ecco, non sarebbero stati un problema. O meglio non aveva la minima idea di come coprire il debito ma Bertola l’aveva assicurato, stai sereno, i problemi si risolvono, mica sono un usuraio. Anzi, lo aveva invitato ad andarsene in Brasile a riposare e magari, già che c’era, ad avviare una nuova e redditizia attività che l’amicone gli avrebbe procurato. Volasse con la mente libera. Là c’era un’amica, Vanubia, che l’avrebbe atteso in aeroporto e lo avrebbe aiutato nella logistica. Sicché serenità, fiducia, pace. Vanubia era, da anni, l’amante dell’architetto immobiliarista il quale le girava periodiche e abbondanti somme di denaro. Ma evidentemente non abbastanza per Vanubia che iniziò a cantare anche se la polizia brasiliana, contrariamente agli schemi di Bertola, stava indagando per davvero, aveva escluso la rapina improvvisata, era risalita al tassista e dal tassista aveva agganciato il ragazzino, ed era prossima a tirare i conti: l’incipit dell’omicidio, come peraltro accertato dalla Procura e dai carabinieri di Bergamo, aveva una precisa geografica italiana.

Quella di Bertola e di due complici, soci d’affari, destinatari delle polizze «puro rischio vita» sottoscritte da Puppo per un totale di un milione e 250mila euro prima di salire sull’aereo per il Sudamerica: se sottoscritte di propria assai ingenua e spontanea volontà oppure su consiglio/pressione degli altri, mai s’è scoperto di preciso. Nell’ottobre di quel 2010, un mese prima dell’uccisione di Puppo, lo stesso architetto immobiliarista era stato in Brasile. Girava sotto falso nome. Stava con l’amante, insieme avevano soggiornato in un hotel. Una permanenza di piacere ma soprattutto funzionale alla stesura della strategia criminale. Vanubia avrebbe ricevuto Puppo, lo avrebbe accompagnato in un appartamento preso in affitto, avrebbe spiegato a quel tassista l’idea della finta gomma bucata in un tratto stradale isolato così da realizzare l’agguato, altri complici avrebbero procurato la pistola e ingaggiato il sicario 17enne, ognuno avrebbe intascato i propri soldi. Zero testimoni. Fine.

Dopo quella missione d’ottobre, l’oggi 54enne Bertola aveva cominciato a comunicare con Vanubia attraverso un telefono «dedicato», con una Sim acquistata da un prestanome, sicuro d’essere, di nuovo, più furbo di chiunque, investigatori compresi. Ma nemmeno nelle serie televisive di quart’ordine s’assiste a una tale abbondanza di sbagli. Ne aveva, di denaro da parte, l’architetto immobiliarista, però quell’ammanco causato da Puppo gli guastava sinceramente le giornate. Trasferito in carcere, Bertola aveva da subito perso decine di chili lamentando la propria incompatibilità fisica e mentale con la galera.CONTINUA A LEGGERE SU TAROCCHI GRATIS

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