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UE NON TRATTA CON L’ITALIA GIORGETTI A MANI VUOTE

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ITALIA MES AL MURO! – GIORGETTI RESTA A MANI VUOTE, L’UE NON NEGOZIERA’ SUL MES – IL MINISTRO DELL’ECONOMIA AVEVA CHIESTO, IN CAMBIO DELLA RATIFICA, IL VIA LIBERA ALL’UNIONE BANCARIA MA NON HA AVUTO NULLA – L’EUROGRUPPO RESPINGE ANCHE LA PROPOSTA DI ESCLUDERE LE SPESE MILITARI E DEL RECOVERY DAL PATTO DI STABILITÀ (SU QUESTO FRONTE FRANCIA E SPAGNA NON SEGUONO L’ITALIA)…

La ratifica del Mes non può essere inserita in un più ampio pacchetto di riforme né utilizzata come moneta di scambio per altri negoziati. Giancarlo Giorgetti se l’è sentito dire molto chiaramente dai suoi interlocutori a margine dell’Ecofin di Stoccolma. Dove il ministro ha anche raccolto un altro segnale poco incoraggiante: la battaglia per cercare di escludere dal Patto di Stabilità gli investimenti del Pnrr e le spese militari rischia di essere combattuta in solitaria. Francia e Spagna, due Paesi potenzialmente alleati su questo fronte, non sembrano intenzionate a seguire Roma. In questo contesto, Giorgetti ha lasciato intendere che il governo potrebbe ridurre i fondi del Piano nazionale complementare al Pnrr, che al momento ha una dotazione di circa 30 miliardi: «Io faccio il ragionamento del buon padre di famiglia e dico: prendiamo i prestiti che ci servono. Se ho la possibilità di prendere i fondi del Pnrr che costano l’1,5% li prendo, ma se quelli del fondo complementare (finanziato con debito nazionale,ndr) costano il 5% allora ci penso due volte».

Dopo aver saltato la riunione dell’Eurogruppo di venerdì mattina, durante la quale diversi ministri hanno sollevato la questione della mancata ratifica del Meccanismo europeo di stabilità, ieri Giorgetti si è chiuso in una stanza con Paschal Donohoe e Pierre Gramegna, rispettivamente presidente dell’Eurogruppo e direttore esecutivo del Mes. Il ministro ha spiegato loro che per far ingoiare al parlamento la riforma del Mes bisogna trovare il modo di addolcire la pillola, inserendo la ratifica in un più ampio “pacchetto”: «Ci sono altre situazioni che sono ancora in discussione e sulle quali anche noi abbiamo le nostre richieste, ad esempio l’unione bancaria». Il riferimento è al sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis) che l’Italia chiede da tempo. Ma i suoi interlocutori, specialmente Donohoe, sono stati molto chiari: non si può fare. Ci sono almeno tre ragioni. La prima: a prescindere dal Mes e dalle richieste italiane, al tavolo dell’Eurogruppo non ci sono le condizioni per andare avanti sulla proposta dell’Edis, accantonata lo scorso anno.

La seconda: senza una ratifica del Mes, entro fine anno il Fondo di risoluzione delle banche si ritroverà senza una rete di sicurezza finanziaria perché i “backstop” bilaterali che sono in vigore scadranno a dicembre. In caso di crisi potrebbe non esserci sufficiente liquidità per coprire gli istituti di credito. E infine la terza: nonostante la premier Giorgia Meloni abbia definito la funzione di backstop (paracadute finanziario, ndr) del Mes come «la Cassazione», dunque come l’ultimo grado in caso di crisi bancarie, nelle altre capitali non la pensano così. Non c’è una consequenzialità e dunque la riforma del Mes va finalizzata a prescindere. Interpellato al termine degli incontri, Giorgetti è sembrato però fermo sulla sua linea: «Noi abbiamo un’altra posizione. Bisogna discutere di tutto». Ieri mattina i ministri delle Finanze si sono riuniti in piccoli gruppi per parlare delle prospettive delle finanze pubbliche. La presidenza svedese ha assegnato a ogni tavolo il nome di un animale: lince, orso, bruno, alce, volpe artica. Giorgetti era seduto al tavolo del “ghiottone”, che è un mammifero particolarmente feroce: accanto a lui c’erano, tra gli altri, i rappresentanti di Eurogruppo e Bce.

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